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Recensione sulla rete di Astorre II

Annamaria Barbato Ricci ha scritto :Con un titolo criptico ed una copertina severa, in cui campeggia un incuriosente medaglione spezzato, di quelli che sembrano fatti apposta per il riconoscimento fra spie o il ricongiungimento di due gemelli separati alla nascita, Alessandra Oddi Baglioni ha dato alle stampe, con i tipi della Volumnia Editrice, un libro che punta i riflettori su un personaggio rinascimentale, a torto sconosciuto ai più: “Astorre II Baglioni – Guerriero e letterato”. Un suo antenato, d’accordo, ma che fior d’antenato! Martire della difesa di Cipro, dove con un pugno di uomini resse mesi e mesi l’assedio degli Ottomani, consapevole di essere l’ultimo baluardo della Cristianità contro le orde di Selim Pascià – che combatteva in nome di Allah ma che si era meritato l’appellativo di “Ubriacone” – Astorre II rappresenta l’aristocratico perfetto, osservante della religione del sacrificio personale e dell’esempio, quali elementi irrinunciabili del condottiero. Va a merito di Alessandra l’aver saputo far parlare la storia in una vicenda che la storiografia divulgativa e, segnatamente, quella scolastica, ha frettolosamente messo in soffitta, affidandola all’approfondimento di ristretti circoli di specialisti. E, invece, Astorre II merita ben altro destino. Un uomo di multiformi capacità, guerriero famoso sin dall’età più verde, architetto militare della Repubblica di Venezia, sagace e capace di guardare lontano nel tempo.Ma se, per scoprire tutto lo snodarsi della vita, v’invito a leggere con attenzione il libro, scritto con una raffinata ricerca dei particolari, due flashes li faccio volentieri.Il baricentro dell’io narrante è proprio in quel medaglione suddiviso a metà, sempre indosso prima ad Astorre II ed a suo fratello, Adriano, orfani del trucidato e tradito Gentile Baglioni (una faida familiare di supremazia dinastica ne aveva decretato la fine precoce); poi al nostro eroe ed alla bellissima ed intrepida moglie, Ginevra Salviati, nipote dei Medici, una personalità adeguata al marito conductor. E’ davvero singolare che la voce fuori campo che inanella il susseguirsi degli eventi sia un oggetto, reso vivo dal messaggio d’immortalità che lo eleva al di sopra degli umani. Un oggetto prezioso e simbolico, adorno del Grifone che indica il carattere fiero e ardimentoso dell’omonimo umano (Astorre o Astore è l’altro nome del mitico uccello predatore). Un carattere che gli serve per assurgere, dalla posizione defilata di nobile provinciale, prima a Roma e poi a Venezia, a ruoli di primo piano e di decisiva autorevolezza.Se Astorre II, sin dal titolo, rivendica il ruolo di protagonista, non me ne vorrete se vi dico che, sia pure in posizione meno esposta, la moglie Ginevra è davvero un personaggio di grande spessore.Se, qualche mese fa mi sono sdilinquita per la plurivedova romana Fulvia, che – come ci ha mirabilmente narrato Enzo Ciampi nel suo “Nulla se non il corpo” – seppe prendere le armi contro Ottaviano per cercare di rivendicare il ruolo di comando a Roma per il proprio marito Marc’Antonio (in tutt’altre molli faccende affaccendato, fra le sinuose braccia di Cleopatra) ed i suoi sogni s’infransero a Perugia; Ginevra Salviati, (un che di affinità con Perugia c’è anche per lei), per volitività non le è da meno. Di bellezza prodigiosa, fece il proverbiale giro delle sette chiese per armare una flotta che andasse in soccorso di Cipro assediata. Affrontò con diplomazia, ma anche con piglio deciso, un Papa beghino – dunque, piuttosto misogino –; un cugino tentennante (Cosimo de’ Medici, peraltro un po’ rintontolito da un matrimonio morganatico che gli riempiva il suo buen retiro di parenti acquisiti ben poco aristocratici); i parsimoniosi genovesi e, botto finale, con un coup de theatre tutto femminile ed un coro greco di donne con parenti assediati a Cipro, Doge e Senato veneziano al gran completo. Era proprio Venezia, che, in teoria, in quanto Signora di Cipro, avrebbe dovuto scapicollarsi a soccorrere gli assediati, la zavorra delle spedizioni d’aiuto. Quando, però, Ginevra riuscì a sbloccare l’empasse, i giorni di Astorre II e dei poveri difensori di Famagosta volgevano già alla fine. Solo poche settimane dopo la loro tragica fine, la Lega Santa coagulatasi intorno al Papa ed a don Giovanni d’Austria (ma la pulce nell’orecchio al Pontefice gliel’aveva insinuata proprio Ginevra) riportò la decisiva vittoria di Lepanto. Quello straordinario capolavoro di battaglia navale, per 500 anni o giù di lì, ha tenuto l’Islam lontano dalle mire espansionistiche dettate dai visionari fondamentalisti. La tragedia umana di Cipro viene descritta dall’Autrice con somma accoratezza, ma anche con parole misurate. Sarà una caratteristica tutta umbra: la sopportazione, il senso del dovere. Astorre II ne è un campione. Ginevra, sanguigna e decisionista, degno contraltare. Proprio come le due metà che s’incastrano in un unico medaglione.http://www.facebook.com/inbox/readmessage.php?t=1065725663461#/profile.php?id=1372348001&ref=name

Questo articolo ha 2 commenti
  1. scusa se tirispondo solo oggi ,ma ieri c'è statala presentazione del lobro a Pg e in mezzo ai ciocccolatai ,c'era eurochocolate alcuni sparuti discutevano del mio libro E si ,uno si sente un pò il peso della storia sulle spalle pensa che la voglia di scrivere è nata dalla lettera d'amore che ho trovato di Astorre a ginevra

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