skip to Main Content

Alberto Burri: nuove iniziative in tutta Italia a novembre

Alberto Burri: nuove iniziative in tutta Italia a novembre

Continuano le iniziative per il centenario della morte del grande maestro Alberto Burri che nella sua vita ha prodotto opere neo classiche presenti nei musei di tutto il mondo.
L’ultima vetrina a livello internazionale in onore a Burri si trova al Guggenheim di New York, intitolata “Alberto Burri: The Trauma of Painting” curata da Emily Braun.

In Italia nel mese di novembre 2015 partiranno le seguenti mostre:

dal 7  al 29 novembre 2015
spazio COMEL arte contemporanea  Latina
ALBERTO BURRI “I COLORI DEL SILENZIO”

12 novembre 2015, ore 17
Università della Calabria, Cubo 21B, Aula Spezzaferro, Rende / Cs
BURRI: UN MAESTRO DEL NOVECENTO / Tavola rotonda

11 novembre 2015 al 28 febbraio 2016
MAON, Palazzo Vitari, Rende / Cs
Inaugurazione della mostra
ALBERTO BURRI E I POETI MATERIA E SUONO DELLA PAROLA a cura di Bruno Corà e Tonino Sicoli

12 novembre 2015 ore 21
Villa Rendano, Cosenza
OMAGGIO AD ALBERTO BURRI
Concerto del gruppo “ENSEMBLE SUONO GIALLO”, introduzione con letture di Marilena Morabito

12 novembre 2015, ore 12
Palazzo delle Clarisse, Amantea / Cs
LE FORME DEL GUSTO: ARTE, POESIA E SAPORI
Proposte enogastronomiche e letture di testi di Alberto Burri, Emilio Villa, Giuseppe Ungaretti.

Emily Braun, domande e risposte sulla mostra “Trauma of Painting”

Alberto Burri Guggenheim  newYork

Perché il Guggenheim è il posto giusto per una mostra di Burri?  

«Per due ragioni. La prima è il lungo legame dell’istituzione con Burri: il secondo direttore del museo James Johnson Sweeney infatti acquistò tre importanti opere di Burri per il Guggenheim nel 1955, e scrisse il primo libro importante su di lui. In secondo luogo, la rampa a spirale del Guggenheim mi è sembrata ideale per svelare a ogni svolta le diverse serie». 

Nel libro Controluce ecco come viene descritto l’incontro con Sweeney:

Ma non feci in tempo a esprimere i miei pensieri, che arrivò Sweeney. Era comunque il direttore del più grande museo di arte contemporanea di New York, entrò seguito dalla solita cerchia di americani residenti a Roma  alla ricerca di ispirazione. Il chiacchiericcio era quasi insopportabile . Fra loro una donna elegante, leggera come un soffio d`aria di tramontana in mezzo a una tempesta di scirocco.
Mi avvicinai “Buongiorno sono Alberto Burri.” “ Io ,io sono Minsa Craig” rispose lei sorridente.
Nel frattempo dopo i convenevoli, Sweeney iniziò a scrutare i nostri quadri appesi alle pareti. Si fermò davanti al mio Nero 1. Sembrava davvero  folgorato Chiese spiegazioni ed io che mai ho voluto spiegare un mio quadro gliele diedi, parlavo e guardavo Minsa . Cercavo di fermarla con le mie parole.
Il direttore del Solomon R. Guggenheim Museum di New York  il critico James Johnson Sweeney che all’inizio del 1953 si trovava a Roma,fu Impressionato dai suoi lavori e in particolare da Nero1  esposto nella sede della Fondazione Origine, un quadro che avrebbe fatto da spartiacque nel mondo dell`arte del dopo guerra .
Prima e dopo il nero .
Quel quadratino azzurro faceva intravedere una speranza, era l`Italia della rinascita era il boom economico,ma era anche il rinascimento con i suoi colori luminosi.
Sweeney volle conoscerne l`autore e decise di promuoverne il lavoro attraverso il sostegno critico, che sfociò nella prima monografia  “Burri muta gli stracci in una metafora di carne umana”, e nell’inclusione di alcune sue opere nell’attività espositiva del museo di New York.

Alberto Burri le opere del grande maestro

Alberto Burri le opere del grande maestro

Frequenta come tutti i bambini la scuola elementare e poi quella media e superiore. Si iscrive alla Facoltà di Medicina di Perugia, che frequenta dal 1934 al 1939 e diventa medico. Sono anni difficili per l’Italia fascista: scoppia la Seconda guerra mondiale e nel 1940 Alberto parte per il fronte africano, arruolato come medico.
Fatto prigioniero dagli inglesi, resta imprigionato in un campo del Nord Africa, prima di essere trasferito dagli americani in Texas, dove inizia a dipingere.
Tornato in Italia nel 1946, Burri si trasferisce a Roma, deciso a diventare un artista e ad abbandonare


il mestiere di medico.

LE OPERE

Alberto Burri le opere del grande maestro -nero1

 Nero 1, 1948, Palazzo Albizzini,     Città di Castello

Alberto Burri le opere del grande maestro -sacco e bianco

Sacco e bianco, 1953,      Centre Pompidou di Parigi

Alberto Burri le opere del grande maestro - Sz1

SZ1, 1949, Palazzo Albizzini, Città di Castello

Alberto Burri le opere del grande maestro -sacco e rosso

        Sacco e Rosso, 1954,           Tate Gallery di Londra

Alberto Burri le opere del grande maestro -bianco

         Bianco (White), 1952,             Art Institute of Chicago

Alberto Burri le opere del grande maestro composizione

Composizione, 1953, Solomon R. Museo Guggenheim  di New York

Alberto Burri le opere del grande maestro - grande cretto nero

Grande Cretto Nero, 1976, Università della California (UCLA) di Los Angeles

Alberto Burri le opere del grande maestro

Grande Nero, 1980, Perugia, Rocca Paolina

Alberto Burri le opere del grande maestro - grande ferro m1

Grande Ferro M1, 1958, Mildred Lane Kemper Art Museum alla Washington University in St. Louis

Alberto Burri le opere del grande maestro grande rosso p18

Grande Rosso P18, 1964, Roma, Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma

Alberto Burri le opere del grande maestro cretto di gibellina

Grande Cretto, Gibellina (1973)

Alberto Burri le opere del grande maestro

Grande Cretto, Gibellina (restaurato 2015)

Alberto Burri le opere del grande maestro ,artedi grasso

Martedì Grasso, 1956, Carnegie Museum of Art di Pittsburgh

ALBERTO BURRI: Il “Grande Cretto” restaurato

ALBERTO BURRI:  Il "Grande Cretto" restaurato

Storia

Gibellina (Valle del Belìce, in Sicilia) fu distrutta dal sisma del 1968 e numerosi artisti di chiara fama, in risposta all’appello di Ludovico Corrao – allora Sindaco di quella città – aderirono con slancio e generosità per la fondazione della nuova Gibellina in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere mo­numentali. Anche Burri, invitato nel 1981, decise di intervenire, scegliendo però di operare sui ruderi stessi della vecchia Gibel­lina. I resti della città vennero inglobati nel cemento riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco coprì come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le fenditure del Cretto l’evento distruttivo e offrendo alla comunità la dimensione simbolica di un nuovo inizio.
I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, coprirono circa 66.000 mq. a fronte dei 86.000 mq. previsti.
In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione Sicilia, il Comune di Gibellina, la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri hanno deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale.

ALBERTO BURRI:  Il "Grande Cretto" restaurato

Bruno Corà scrive nel recente catalogo della mostra “Burri I Cretti”:

… Diversamente da un paesaggio naturale, nel Cretto la frattura regolata, accompagnata, composta non parla più degli elementi scatenanti forze ignote o catastrofi incipienti, ma diviene specchio del pensiero, della sua domanda insistente, assetata, inappagabile. Se è vero che l’opera d’arte non può dare risposte, essa consente di scatenare interrogazioni inarrestabili.
Lo spazio del Cretto obbliga lo sguardo a percorrere le sue fratture come il viandante dentro le vie di una città abbandonata; la massa piena di incidenti di un acrovinilico di Burri ha la labirintica struttura della cerebralità e del pensiero che non può approdare.
Il Grande Cretto di Gibellina ha un corpo percorribile, esso contiene tutto l’antico abitato di quel povero paese della Valle del Belice estintosi in una notte invernale del 1968. Scendendo nelle sue fessure, perdendosi nei suoi dedali che un tempo furono le strade stesse del paese, si alimenta ogni volta il pensiero sulla condizione di quanti abitavano in quella terra. Il Grande Cretto evoca tanto la catastrofe avvenuta quanto l’inestinguibilità della memoria che, pur velando ogni cosa, la evidenzia. Davanti al Grande Cretto di Gibellina si comprende che la forma è una cosa vera, che lo spazio è un pensiero diversamente replicabile e aperto e che l’arte ha il potere di dare senso alle cose, con il più eloquente dei silenzi.”
 

ALBERTO BURRI:  Il "Grande Cretto" restaurato

Seconda fase

dei lavori prevede l’opera di restauro completo del Cretto, già finanziata e in attesa di imminente avvio. E’ intenzione delle Istituzioni anche realizzare una sede-presidio dell’importante opera-monumento, pensato come info-point e luogo di sosta.

Alberto Burri la vita privata e le passioni

Alberto Burri la vita intima e le passioni



Basta parlare degli eroi di famiglia!  Il mio ultimo libro Controluce racconta la vita privata, le passioni di uno dei maggiori artisti del novecento Alberto Burri ,racconta della sua vita internazionale ma radicata nelle terre dell’alta Umbria. Territori aspri difficili ma di panorami inebrianti che hanno dato l’ispirazione  a pittori di tutti i tempi dal rinascimento ai futuristi, quell’alta valle che ha ispirato Burri me lo ha riconsegnato in spirito affinchè io lo illustrassi a tutti voi.

La vita


Si iscrive alla Facoltà di Medicina di Perugia, che frequenta dal 1934 al 1939 e diventa medico. Sono anni difficili per l’Italia fascista: scoppia la Seconda guerra mondiale e nel 1940 Alberto parte per il fronte africano, arruolato come medico.
Fatto prigioniero dagli inglesi, resta imprigionato in un campo del Nord Africa, prima di essere trasferito dagli americani in Texas, dove inizia a dipingere.
Tornato in Italia nel 1946, Burri si trasferisce a Roma, deciso a diventare un artista e ad abbandonare il mestiere di medico.
Da quel momento la sua vita cambiò radicalmente ed il risultato furono le innumerevoli opere che il grande maestro ci ha lasciato in eredità.

Le mostre 



Alberto Burri la vita intima e le passioni



Nel 1947 fa la sua prima mostra personale alla galleria La Margherita; le sue opere in questo periodo vogliono ancora rappresentare fedelmente la realtà.
Presto, però, si allontana dalle raffigurazioni realiste e comincia ad avvicinarsi all’astrattismo: l’anno dopo, infatti è già impegnato nelle prime composizioni astratte: Bianchi e Catrami.

Nel 1949 realizza SZ1, il primo “Sacco” stampato.
In questi anni crea molte opere e partecipa a molte discussioni artistiche, anche con altri pittori (tra cui Capogrossi).
Partecipa alla Biennale di Venezia e inizia l’opera Grande Sacco.

Dal 1952 realizza i suoi primi sacchi, che sono le sue opere più conosciute, per le quali usa vecchie tele di juta, rattoppate e bucate, come “colore” per la sua pittura.
La sua novità è che egli trova frammenti di materiali diversi e li propone come opera d’arte. Le sue opere, realizzate con catrame, muffe, ferri e plastiche, rivoluzionano il rapporto tra materia, forma e colore.
Le mostre di Chicago e New York del 1953 segnano l’inizio del successo internazionale.

Nel 1954 realizza piccole combustioni su carta. Continua a utilizzare il fuoco anche negli anni successivi, realizzando Legni (1956), Plastiche (1957) e Ferri (1958 circa).

Dal 1955 in poi è riconosciuto artista importante e innovatore in tutto il mondo.
Tra il 1961 e il 1969 Burri realizza il ciclo di Plastiche combuste.

Sul finire degli anni ’60 si trasferisce a Los Angeles.
Visto il suo successo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma gli dedica una sala permanente.

Per tutti gli anni ’70 Burri continua a comporre e realizzare svariate tipologie di opere, anche per il teatro.
Nel 1981 viene inaugurata la Fondazione Burri a Città di Castello.

Il Grande Cretto 

Alberto Burri la vita intima e le passioni

In questi anni Burri si dedica al progetto (interrotto nel 1989) del Grande Cretto per la cittadina siciliana di Gibellina, sconvolta dal terremoto del 1968.
Negli anni ’80 vengono dedicate a Burri tante mostre.

Lasciata la California, Burri si trasferisce a Beaulieu, in Francia, ma continua a frequentare Città di Castello. Nel 1993 espone al Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, l’ultimo grande cretto in ceramica, Nero e Oro.

Alberto Burri muore infine a Nizza nel 1995, dopo una vita ricca di viaggi e di esperienze.


Back To Top