Burri: Presentazione libro “Controluce” 12 novembre 2015
Presentazione libro “Controluce Alberto Burri. Una vita d’artista” di Alessandra Oddi Baglioni:
Presentazione libro “Controluce Alberto Burri. Una vita d’artista” di Alessandra Oddi Baglioni:
«Per due ragioni. La prima è il lungo legame dell’istituzione con Burri: il secondo direttore del museo James Johnson Sweeney infatti acquistò tre importanti opere di Burri per il Guggenheim nel 1955, e scrisse il primo libro importante su di lui. In secondo luogo, la rampa a spirale del Guggenheim mi è sembrata ideale per svelare a ogni svolta le diverse serie».
Nel libro Controluce ecco come viene descritto l’incontro con Sweeney:
Ma non feci in tempo a esprimere i miei pensieri, che arrivò Sweeney. Era comunque il direttore del più grande museo di arte contemporanea di New York, entrò seguito dalla solita cerchia di americani residenti a Roma alla ricerca di ispirazione. Il chiacchiericcio era quasi insopportabile . Fra loro una donna elegante, leggera come un soffio d`aria di tramontana in mezzo a una tempesta di scirocco.
Mi avvicinai “Buongiorno sono Alberto Burri.” “ Io ,io sono Minsa Craig” rispose lei sorridente.
Nel frattempo dopo i convenevoli, Sweeney iniziò a scrutare i nostri quadri appesi alle pareti. Si fermò davanti al mio Nero 1. Sembrava davvero folgorato Chiese spiegazioni ed io che mai ho voluto spiegare un mio quadro gliele diedi, parlavo e guardavo Minsa . Cercavo di fermarla con le mie parole.
Il direttore del Solomon R. Guggenheim Museum di New York il critico James Johnson Sweeney che all’inizio del 1953 si trovava a Roma,fu Impressionato dai suoi lavori e in particolare da Nero1 esposto nella sede della Fondazione Origine, un quadro che avrebbe fatto da spartiacque nel mondo dell`arte del dopo guerra .
Prima e dopo il nero .
Quel quadratino azzurro faceva intravedere una speranza, era l`Italia della rinascita era il boom economico,ma era anche il rinascimento con i suoi colori luminosi.
Sweeney volle conoscerne l`autore e decise di promuoverne il lavoro attraverso il sostegno critico, che sfociò nella prima monografia “Burri muta gli stracci in una metafora di carne umana”, e nell’inclusione di alcune sue opere nell’attività espositiva del museo di New York.
Frequenta come tutti i bambini la scuola elementare e poi quella media e superiore. Si iscrive alla Facoltà di Medicina di Perugia, che frequenta dal 1934 al 1939 e diventa medico. Sono anni difficili per l’Italia fascista: scoppia la Seconda guerra mondiale e nel 1940 Alberto parte per il fronte africano, arruolato come medico.
Fatto prigioniero dagli inglesi, resta imprigionato in un campo del Nord Africa, prima di essere trasferito dagli americani in Texas, dove inizia a dipingere.
Tornato in Italia nel 1946, Burri si trasferisce a Roma, deciso a diventare un artista e ad abbandonare
Il programma dice che il 12 novembre 2015 Tom Gold Dance interpreterà` “November Steps”, con le coreografie e di costume ispirati a quelli che Alberto Burri disegnò per Minsa.
Grazie a tutti gli studi che ho fatto per scrivere il libro Controluce posso immaginare cosa potrà pensare Alberto il 12 Novembre :
“Oggi sono tornato a rivedere la mostra The trauma of painting che si tiene Solomon R. Guggenheim Museum di New York, e nella hall ho visto una farfalla librarsi era lei Minsa che danzava vestita di bianco, danzava come la prima volta che l’ho vista sui gradini di Piazza di Spagna con uno sguardo sperduto a seguire un suo modo inavvicinabile. Quante volte ho tentato di entrarvi ma ne sono sempre rimasto ai margini!Era un gioiello fragile da guardare ma era impossibile penetrare nel suo cuore e nella sua anima. Ti ricordi Minsa a Roma allOpera chisssa se saranno alla tua altezza!”
Se per quella data vi trovate a New York andate a vedere “November Steps“, sarà uno spettacolo imperdibile
Gibellina (Valle del Belìce, in Sicilia) fu distrutta dal sisma del 1968 e numerosi artisti di chiara fama, in risposta all’appello di Ludovico Corrao – allora Sindaco di quella città – aderirono con slancio e generosità per la fondazione della nuova Gibellina in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere monumentali. Anche Burri, invitato nel 1981, decise di intervenire, scegliendo però di operare sui ruderi stessi della vecchia Gibellina. I resti della città vennero inglobati nel cemento riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco coprì come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le fenditure del Cretto l’evento distruttivo e offrendo alla comunità la dimensione simbolica di un nuovo inizio.
I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, coprirono circa 66.000 mq. a fronte dei 86.000 mq. previsti.
In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione Sicilia, il Comune di Gibellina, la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri hanno deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale.
Bruno Corà scrive nel recente catalogo della mostra “Burri I Cretti”:
… Diversamente da un paesaggio naturale, nel Cretto la frattura regolata, accompagnata, composta non parla più degli elementi scatenanti forze ignote o catastrofi incipienti, ma diviene specchio del pensiero, della sua domanda insistente, assetata, inappagabile. Se è vero che l’opera d’arte non può dare risposte, essa consente di scatenare interrogazioni inarrestabili.
Lo spazio del Cretto obbliga lo sguardo a percorrere le sue fratture come il viandante dentro le vie di una città abbandonata; la massa piena di incidenti di un acrovinilico di Burri ha la labirintica struttura della cerebralità e del pensiero che non può approdare.
Il Grande Cretto di Gibellina ha un corpo percorribile, esso contiene tutto l’antico abitato di quel povero paese della Valle del Belice estintosi in una notte invernale del 1968. Scendendo nelle sue fessure, perdendosi nei suoi dedali che un tempo furono le strade stesse del paese, si alimenta ogni volta il pensiero sulla condizione di quanti abitavano in quella terra. Il Grande Cretto evoca tanto la catastrofe avvenuta quanto l’inestinguibilità della memoria che, pur velando ogni cosa, la evidenzia. Davanti al Grande Cretto di Gibellina si comprende che la forma è una cosa vera, che lo spazio è un pensiero diversamente replicabile e aperto e che l’arte ha il potere di dare senso alle cose, con il più eloquente dei silenzi.”
dei lavori prevede l’opera di restauro completo del Cretto, già finanziata e in attesa di imminente avvio. E’ intenzione delle Istituzioni anche realizzare una sede-presidio dell’importante opera-monumento, pensato come info-point e luogo di sosta.
Il 17 ottobre, il Grande Cretto di Gibellina sarà ufficialmente inaugurato. Esattamente trent’anni dopo l’avvio della sua realizzazione (1985) l’opera forse più famosa di Alberto Burri ha trovato il suo completamento.
Nello scorso maggio si è, infatti, concluso il cantiere che ha portato a compimento il “Grande Cretto”, così come concepito e definito da Burri. Com’è ben noto, Gibellina (Valle del Belìce, in Sicilia) fu distrutta dal sisma del 1968. Numerosi artisti di chiara fama, in risposta all’appello di Ludovico Corrao, allora Sindaco di quella città, aderirono con slancio e generosità per la fondazione della nuova Gibellina in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere monumentali.
Vorrei citare da Controluce il momento in cui Alberto Burri decide di occuparsene
Udimmo un leggero scampanellare ed in fondo, di fronte alla montagna di sale di Paladino, da cui i cavalli spezzati cercavano invano di uscire, vidi passare un carretto siciliano luminoso nei suoi colori, tirato da un cavallo bardato a festa che faceva dondolare campanellini dalle sue orecchie .
Dietro di lui una processione di gente che cantava litanie invocava la vergine e si dirigeva verso i luoghi della vecchia Gibellina, i luoghi spazzati via dal terremoto.
Ci unimmo a loro in quel momento io capii cosa volevo fare.
Gli occhi di quella gente che riflettevano il disperato bisogno di tornare alla loro Gibellina ,quella che ormai era solo nei loro sogni mi aveva fatto venire un`idea. La mia opera avrebbe dovuto essere dove il terremoto aveva colpito, dalla rovina sarebbe sorto ` il simbolo della speranza del futuro di tutto cio` che sarebbe potuto accadere un giorno qui.
La mattina dopo mi diressi velocemente all`ufficio del sindaco
Ho deciso interverro`
Corrao tiro` un sospiro di sollievo
Ho deciso continuai perimetreremo tutta la zona terremotata, la ricopriremo di cemento bianco lasciando emergere le vecchie vie. Faro` in modo che dalle superfici bianche emergano i cretti.
Naturalmente si fa un gran parlare di Alberto Burri in giro per il mondo dopo la mostra The trauma of painting che si tiene Solomon R. Guggenheim Museum di New York dal 9 ottobre a cura di Emily Braun.
Una notizia che forse molti non sanno è che Burri non voleva quotare i suoi quadri perchè riteneva che quasi tutti i commercianti d’arte imbrogliassero forse stavolta sarebbe contento delle valutazioni che la Christie fa del suo Rosso plastica
Alberto Burri (1915-1995)
signed, titled and dated ‘ROSSO PLASTICA M.1 BURRI 61′ (on the reverse)
plastic, acrylic and combustion on canvas
46 x 521/4in. (117 x 133cm.)
Executed in 1961
Stima: £2,000,000-3,000,000 – See more at: http://www.artslife.com/2015/09/15/italian-sale-parte-il-tour-delle-opere-di-christies-a-milano/#sthash.WEaBtmgw.dpuf
Continuando cio che ho detto nel mio ultimo post del 10 ottobre commentando la mostra “The trauma of painting” che si tiene Solomon R. Guggenheim Museum di New York dal 9 ottobre al 6 gennaio 2016, immagino Alberto Burri passeggiare fra le sue opere, quali saranno i suoi pensieri, cosa potrebbe dire di questa maestosa mostra?
“Sweeney mi ha detto di scendere che le mie opere sono di nuovo al Guggenheim .Certo tutto questo bianco è il luogo ideale per farle risaltare e questa Emily Braun come spiega bene che brava! Perfino io che non ho mai voluto spiegare un quadro starei ore ad ascoltarla. Mi hanno chiamato artista informale ,ma ecco lei spiega perchè non lo sono, lasciamo agli informali l`utilizzo dei colori e dei pennelli a me la materia ,per l’uso di quella materia mi hanno chiamato un ready made un new dada” e si interrompe perchè dalla gola sale una risata Solo questa Emily sembra aver capito che sono fuori dalle definizioni . Ma senti… ora parla dei miei monocromi ,mi ricordo le discussioni con quel giornalista che criticava i miei neri …Emily insiste la mia pittura si comprende solo se si conosce la mia storia personale”
In “Controluce Alberto Burri una vita d’artista” ho immaginato proprio un dialogo con il grande maestro.
![]() |
| Clicca qui |